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SEO per Google Discover

Guida alla SEO per Google Discover – Quali strategie per posizionarsi?

Ben ritrovati a un nuovo approfondimento!

Gli utenti di Google da dispositivi Android hanno a disposizione una tecnologia di presentazione dei contenuti chiamata Google Discover (ex Google Feed).
Google Feed non era particolarmente noto al pubblico generalista, sebbene fosse molto utile per ricevere da mobile suggerimenti su esigenze locali (negozi, locali, tragitti da percorrere ecc.).

Google Discover ne rappresenta l’evoluzione in qualcosa di molto più di ampio respiro, siccome è concepito per permettere agli utenti di scoprire contenuti di qualità sempre nuovi prima ancora di cercarli.

In che cosa consiste Google Discover, e perché promette di rivoluzionare il modo in cui noi intendiamo le serp e la ricerca?

Cos’è Google Discover

Potremmo intendere Google Discover come un incrocio tra un motore di ricerca e un gestore di feed per social media, un hub di contenuti selezionati a partire da criteri soggettivi, un meccanismo che seleziona e aggrega le notizie secondo un mix di principi automatici e personalizzati. Attualmente Google Discover è disponibile in varie lingue e altre ancora verranno aggiunte nel tempo.

Google Discover si presenta come una serie di schede concepite per mantenere gli utenti aggiornati sugli argomenti che interessano loro, un elenco di contenuti scorribili da dispositivi mobile.
Questa funzionalità permette ai lettori di ricevere sia contenuti davvero nuovi che quelli nuovi per loro, anche se pubblicati in precedenza. In questo modo gli utenti possono accedere a materiali informativi di qualità, sia freschissimi che non, in modo del tutto automatico: per i publisher ciò rende possibile arrivare all’attenzione dei lettori anche con testi realizzati mesi prima, se giudicati attinenti con le preferenze dei soggetti in questione.

La selezione dei contenuti di questa applicazione è un mix di segnali esperienziali, di scelte esplicite degli utenti e di meccanismi di deep learning. I contenuti presentati su Google Discover sono influenzati infatti dalla cronologia di navigazione, dall’interazione con app di Google e da meccanismi di auto apprendimento delle AI: combinati, questi due fattori concorrono a generare una rosa di contenuti auto selezionata e fornita ai navigatori senza nessun intervento attivo da parte loro.

Google Discover presenta all’utente una vasta serie di contenuti:
• pagine di siti web
• articoli di blog
immagini
• risultati sportivi
aggiornamenti sul mondo dell’intrattenimento
• valori azionari
• informazioni legate a eventi, es. di personaggi cinematografici e musicali
• video

Da notare è che la freshness è rilevante per essere considerati, ma non è un requisito necessario.
I contenuti possono essere sia appena pubblicati che vecchi di mesi, in modo da formare un’insalata equilibrata che dia visibilità un po’ a tutti.

In pratica, Google Discover esegue una analisi dei contenuti indicizzati ed esegue una selezione personalizzata per ogni utente basata su:
interesse degli utenti (cronologia di ricerca, interazione con applicazioni Google, simulazione deep learning)
tema del contenuto
qualità del contenuto
qualità dell’immagine

Facciamo un esempio: se io sono un appassionato di calcio, da mobile seguo le news sportive, scarico le app per ricevere aggiornamenti sulle partite, è legittimo che quando acceda alla rete voglia consultare materiali sportivi. Google Discover procederà quindi a fornirmi una aggregazione di contenuti a tema calcio con i quali potrò interagire raffinando sempre più i segnali sulle mie preferenze, raccolti sotto un apposito tag.

Come funziona Google Discover

Fino a oggi, infatti, abbiamo assistito a un processo attivo di ricerca delle informazioni da parte delle persone attraverso la classica barra di ricerca bianca di Google.
Da oggi in poi invece potremmo non avere più le solite query di ricerca ma direttamente una auto selezione artificiale tarabile sulla base delle nostre preferenze.

L’intelligenza artificiale e i segnali attinenti alle proprie preferenze (cronologia di navigazione, interazione con app Google in primis) rivestono un ruolo cruciale in questo meccanismo di selezione e di aggregazione automatica.
Google Discover, rilasciato a partire da dicembre 2018, è ora implementato di deafult nella home page delle versioni mobile, e viene incontro al desiderio di Big G ormai palesato da tempo di predire e rispondere in maniera automatica alle esigenze dei propri utenti.

Ogni contenuto verrà contrassegnato da un tag prodotto in maniera automatica dal sistema, che ne delineerà il genere. Non si tratta per forza di una parola presente all’interno del testo. Ad esempio, nel mio articolo che parla di “rose”, il tag potrebbe essere “fiori” anche se non uso questa esatta espressione nella pagina.
Cliccando sui tag interni delle singole schede si accederà a una sezione nella quale verranno raccolti tutti i contenuti attinenti alla ricerca.

L’utente potrà ridurre i contenuti non attinenti trascinando verso il basso il tag associato per segnalare all’applicazione di non essere interessato a ricevere altri aggiornamenti.

Come essere selezionati per Google Discover

Comprendere e abbracciare Google Discover è fondamentale, siccome un domani le serp come le conosciamo potrebbero addirittura cessare di esistere perché non più necessarie.
Già da tempo non esiste più la prima posizione su Google (siccome ognuno ha la “propria” serp di Google personalizzata per esperienza e preferenze), ma qui potremmo non avere più le vere e proprie serp! Di certo si tratta di una tecnologia che aiuta a tenere il passo con le pubblicazioni inerenti i propri interessi senza alcuno sforzo da parte degli interessati.

Le regole per essere inclusi nella selezione di Google Discover sono molto intuitive e si riconducono a:
• il sito deve essere indicizzabile da googlebot
il sito deve soddisfare i requisiti di inclusione in Google News e le norme sulla liceità di contenuti di Google

Non sono necessari né tag particolari né specifici dati strutturati per essere inclusi in Google Discover, né essi sembrano avere alcun peso nel posizionamento.

Come fare a capire se siamo stati inclusi in Google Discover? Oltre, ovviamente, a vedere direttamente i nostri siti nel feed, possiamo avvalerci del report Google Discover in Search Console che ci informa:
• quanto è grande la porzione di traffico ottenuta da Google Discover
• quali generi di contenuti appaiono facilmente in Google Discover
• di una stima di rendimento tra la visualizzazione tradizionale e quella del feed

Questo report è disponibile per quei siti che hanno guadagnato una visibilità apprezzabile in Google Discover. I dati inizieranno con riferimento da marzo 2019 a proseguire.

Come posizionarsi in Google Discover con la SEO

A questo punto ti starai chiedendo: quali sono le evoluzioni che interessano l’ottimizzazione per i motori di ricerca, se i motori di ricerca si trasformeranno direttamente in motori di risposta?
Il posizionamento su Google Discover dipende dal funzionamento di un algoritmo che sovrintende la scelta dei materiali più interessanti: come afferma Google stessa, non ci sono metodi che consentono di influenzare direttamente il ranking.
Sarà vero? Sarà la fine delle pratiche black hat che funzionavano sulle serp tradizionali? Non lo sappiamo, ma è una teoria concreta.

Più che all’ottimizzazione delle keyword, dovremo porre attenzione all’ottimizzazione per l’intento di ricerca e alla qualità dei contenuti e delle immagini al loro interno.

Siccome non sono presenti delle vere e proprie pratiche di ottimizzazione SEO per Google Discover, i webmaster e i produttori di contenuti dovranno preoccuparsi innanzitutto dell’alta qualità dei contenuti, e della rispondenza di essi all’intento di ricerca dei navigatori e di come essi siano in grado di attrarre visivamente l’attenzione.

Una buona strategia SEO per Google Discover consiste nel focalizzarsi in contenuti evergreen molto freschi ed esaustivi che abbiano tutte le carte in regola per essere considerati come appetibili per Discover.
Ovviamente ci sono temi che finiscono per essere velocemente obsoleti (pensiamo ad articoli su argomenti fiscali e monetari) in quei casi sarà bene provvedere a un continuo aggiornamento per offrire una maggiore utilità ai nostri lettori.

Tutto ciò che concorre a formare un’aura di fiducia sarà la benvenuta per aumentare l’autorevolezza di noi publisher e dei nostri contenuti. Maggiori saranno i segnali volti ad accrescere la nostra reputazione (backlink, menzioni, condivisioni social, commenti…) maggiori saranno le nostre chance di risultare appetibili a Google Discover.

Come sappiamo, i titoli dei contenuti e la qualità delle immagini sono da sempre elementi fondamentali nel catturare l’attenzione degli utenti e incentivare i clic.

I contenuti visivi rivestono una grande importanza all’interno di questo feed: Google stessa fa sapere che le immagini molto grandi (almeno 1.200 pixel di larghezza) potrebbero condurre fino a un 5% in più di clic. Per essere correttamente visualizzate su schermi di diverse dimensioni, tuttavia, sarà necessario che Google venga “imbeccata” a dovere sull’utilizzarle: questo può essere comunicato con la tecnologia AMP inserita sul sito oppure per mezzo di un apposito form da compilare.

Riassumendo, quindi, per posizionarci su Google Discover abbiamo la convenienza a produrre:
contenuti sempreverdi che siano sempre ricercati (guide, how to ecc.) e che siano in linea con il proprio target
contenuti aggiornati tali da essere inclusi anche in Google News, perciò decisamente autorevoli
• immagini, audio, video e formati multimediali in genere
immagini di alta qualità segnalate con formato AMP oppure attraverso apposito modulo

Ottimi contenuti, un’adeguata promozione e immagini di qualità sono i pilastri SEO sui quali dobbiamo basarci per posizionarci su Google Discover. E tu che cosa ne pensi? Parliamone qua sotto!